Il Devoto-Oli del 2008

Presentata a Roma l’edizione 2008 del dizionario Devoto-Oli.

Da www.repubblca.it prendo questo articolo che tratta la nuova edizione dell’importante dizionario Devoto-Oli. Ed ancora una volta è interessante notare come i nuovi lemmi non siano solo originali neologismi e riflettano soprattutto eventi che stanno trasformando, più o meno rapidamente, la nostra societ .

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Assapora le lingue con “The Language Cafè”

Da mercoledì 2 a venerdì 4 maggio si è tenuta in tutta la Turchia la “Festa Primaverile”, occasione in cui le scuole e le universit sospendono le lezioni e per organizzare attivit alternative. Nell’universit in cui lavoro è stato allestito una specie di parco giochi, con tanto di toro scatenato e palco per concerti, ma soprattutto stand per alcune delle lingue che vengono insegnate, visto che qui è obbligatorio lo studio di una seconda lingua a scelta tra l’italiano (la più studiata), il francese, il tedesco, il portoghese, lo spagnolo, il russo, il greco e il giapponese.
Le seconde lingue hanno organizzato il “Language Cafè”, uno spazio in cui per alcune ore si sono incontrati gli studenti o qualsiasi persona fosse interessata (dallo staff ai professori di altre discipline) e i professori di lingua, madrelingua e non, disponibili per delle mini-conversazioni con delle domande appositamente pensate e da far pescare per avviare la conversazione.
E’ stata la prima volta che assistevo ad un “Language Cafè” e prendervi parte è stato molto divertente, perché non solo ho fatto brevi conversazione con studenti interessati all’italiano ma che studiavano un’altra lingua, ma sono anche stata a trovare gli altri colleghi che mi hanno ospitata.

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c 6?

Su Repubblica.it è stato appena pubblicato un interessante articolo sulla lingua degli sms...

A Firenze un convegno organizzato dall’Academia della Crusca su un modo di scrivere comune, ormai, a tutta la popolazione. L’esperto: “La lingua italiana non è in pericolo”.
Ti dico tutto in pochi caratteri; così gli sms ci hanno cambiati
di
Daniele Semeraro

ROMA – “Cmq sec. me se stas. c6è meglio così parl1po; se inv. nn c6fa niente”. Quasi nessuno avr fatto fatica, oggi, a decifrare questa frase di 64 caratteri, che in italiano “normale” suona così: “Comunque secondo me se stasera ci sei è meglio, così parliamo un po’; se invece non ci sei non fa niente”. Quaranta caratteri in meno che nell’epoca degli sms e dei messaggi istantanei sul computer significano risparmio di tempo e denaro. Prima i “messaggini” erano una novit su cui si sono interrogati linguisti e sociologi; ora sono entrati nella consuetudine di tutti i giorni, e vengono usati praticamente da quasi tutta la popolazione, non solo dai più giovani. Addirittura è di pochi giorni fa la notizia che in alcuni paesi, come la Gran Bretagna, il numero di sms scambiati ogni giorno ha superato quello delle telefonate.

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Babbo Natale, quel plurilinguista ante litteram…


Qual è il colmo per la quarta lingua più studiata al mondo?
“Non essere ancora riconosciuta come lingua ufficiale del proprio paese”
Ma non preoccupatevi… questo colmo oramai appartiene al passato, poiché, udite! udite! (cito dal sito ufficiale del Governo Italiano):

(…) il 28 marzo 2007 la Camera dei deputati ha approvato il testo unificato della proposta di legge costituzionale – presentata il 24 ottobre 2006 -, che, modificando l’articolo 12 della Costituzione, riconosce l’italiano quale lingua ufficiale della Repubblica (C648).

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Lingue in Via d’Estinzione, 2100


Ho trovato quest’articolo Quando muore una lingua di Ida Sconzo navigando di link in link…

E siccome è terrificante, perché praticamente già nelle prime righe si legge che delle 6800 lingue parlate al mondo, ne muoiono 2 ogni 15 giorni… ho pensato di postarlo per esorcizzare la paura.

L’articolo è del 2004 ma estremamente attuale; è anche molto lungo e dettagliato, sta a voi andare fino in fondo, tanto c’è tempo: è nel 2100 che sparirà il 90% delle lingue umane…

La moda del modo congiuntivo

Reduce dal ruolo di invigilator durante l’esame di fine semestre del IV anno, quasi tutto basato sul modo congiuntivo in tutti i suoi tempi e con tutte le sue irregolarità, ed in cui il congiuntivo oltre che per le temute subordinate, veniva usato nelle frasi con i verbi di opinione, accolgo con piacevole sorpresa un blog, che già dal solo link la dice tutta: http://salviamoilcongiuntivo.blogspot.com; ho letto del blog sul settimanale DIARIO, n° 2-3 del 2007, a p. 25.

L’articolo di DIARIO è assai più dettagliato del blog, che attualmente è “under construction”. L’iniziativa consiste nel creare una rete di supporters del modo congiuntivo, che ne incentivino l’uso (ma come?) e, da quanto ho capito, che raccolgano esempi di cattivo o mancato uso. L’idea è venuta alla II B della scuola secondaria “Padre Costanzo Beschi” di Castiglione delle Siviere, in provincia di Mantova, classe che ha costituito anche un comitato, dal nome SIC, Salviamo Il Congiuntivo. L’intento è quello di salvaguardare l’uso del modo verbale, che da noi parlanti madrelingua subisce continui attacchi, anche se nell’articolo si punta il dito soprattutto verso le categorie dei politici e dei giornalisti che invece di usarlo e salvaguardarlo, lo trascurano e umiliano. L’iniziativa mi colpisce ma non so se mi convince, andiamo oltre…

Quello che mi ha portato a scrivere il post è lo stupore provocatomi dalla lettura delle regole dell’uso del congiuntivo (il file è facilmente reperibile sul sito). Nel decalogo, infatti, non sono minimamente tenuti presente i verbi di opinione. Sul blog l’uso del modo congiuntivo viene presentato così:

IL MODO CONGIUNTIVO E’ IL MODO DELLA POSSIBILITA’: Il congiuntivo si può usare nelle frasi indipendenti (quelle che stanno in piedi da sole, con un solo verbo nel periodo) o in quelle dipendenti (più verbi nel periodo) più spesso: il congiuntivo, cioè, dipende da un altro verbo.

Seguono vari esempi dell’uso in frasi indipendenti, tipo “Si segga Signora!, “Sentissi che musica!”, “Che l’abbia dimenticato!” e “Sia pure come dici tu!”; e poi in frasi dipendenti cioè dopo “sebbene, affinché”, dopo “è giusto, è necessario”, con verbi come “sperare, volere” ed in ultimo con i pronomi indefiniti come “chiunque, qualunque”.

Questo tipo di classificazione mi riporta alla memoria lo schema dell’uso del congiuntivo di VOLARE, della casa editrice Alpha&Beta, che nelle ultime pagine del libro dello studente presenta un compendio grammaticale sintetico, ma molto dettagliato ed esaustivo. Qui, però, i verbi di opinione non sono trascurati, anzi, l’uso del congiuntivo con suddetti verbi, è annoverato, ma qui il modo congiuntivo è ritenuto come una scelta stilistica. Cioè se devo essere più formale o se devo parlare e scrivere in modo più curato, allora con alcune categorie di verbi è meglio adottare il congiuntivo. Quindi, non obbligatoriamente, posso usare il congiuntivo con: piacere, dispiacere, essere felice, sorpreso, oppure con espressioni come: è bello che, è naturale che, se voglio scrivere e parlare in un registro più elevato. Per i verbi come pensare, ritenere e sembrare, l’uso del congiuntivo sottolinea la soggettività di quello che esprimo. Questo il SIC lo ignora: Che sia una svista? Che sia una presa di posizione?

A fare i minuziosi potrei aggiungere che tale comitato non tiene di conto nemmeno dell’uso facoltativo del congiuntivo nelle interrogative indirette, dove, si legge su VOLARE, il modo serve per sottolineare la sorpresa, l’incomprensione o lo stupore: “Non so se sia opportuno farlo, mi domando cosa abbia in mente, mi ha chiesto dove stessi andando“.

Rimango quindi un po’ perplessa circa gli intenti di questo comitato, ma confesso che spesso anch’io preferirei sentire coniugati molti più congiuntivi, soppiantati dall’indicativo. Però visto che come insegnanti abbiamo delle responsabilità, dobbiamo chiarirci le idee ed agire di conseguenza ed essere pronti ad accettare questo nuovo ruolo del congiuntivo e dell’indicativo…

E’ per questo che resto contatterò il comitato SIC, perché sono proprio curiosa, voi no?

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I lampadati comodosi del sudoku

I dizionari si aggiornano ogni anno, ogni anno una nuova versione si annuncia con migliaia di parole “nuove”. La lingua così come tutto il resto si adegua all’economia: più parole nuove si annunciano più il nuovo vocabolario diventa oggetto necessario nella libreria di una famiglia che voglia dirsi colta ed al passo coi tempi. Così anche quest’anno siamo invitati a gettare le vecchie 1700 parole nuove ormai vecchie del 2006 per entrare nel magnifico e dorato mondo delle nuove ma presto vecchie 1700 parole del 2007.

ROMA – Ero a casa “comodoso” e sono andato a “smucinare” tra le mail: quei “furbetti” m’hanno riempito la casella di “phishing”. E’ tutto un “magna magna”. Ora vado a fare un po’ di “parkour” al “bioparco” con quel gruppo di “lampadati”. Slang giovanile da correggere con la penna rossa? No, un uso dell’italiano da purista della lingua, Zingarelli docet.

Nell’edizione 2007 del famoso vocabolario tutte le parole tra virgolette fanno parte degli ultimi lemmi aggiunti dopo un lungo impegno redazionale che non rincorre neologismi o esotismi – come specifica l’editore – ma si basa su un lavoro di costante rilettura che utilizza e fonde strumenti lessicografici vecchi e nuovi. Che vuol dire i corpora di testi antichi e letterari, le banche dati dei periodici e i motori di ricerca di internet.
Ispirandosi per le 1700 nuove voci e accezioni alla cronaca che parla di “maxiemendamento”, “eurocommissario” e “quote rosa”. Senza dimenticare fatti di stringente attualit come i numerosi infanticidi ai danni della propria prole che per comodit d’uso diventano”figlicidi”, nell’attesa che l’uxoricidio si trasformi in moglicidio o mariticidio. “Bingo” insomma – anche questo una new entry assieme a “Sudoku”, gioco di massa – da oggi in poi sar più facile, specialmente dopo la vittoria ai Mondiali, “ritirare la maglia” per chi sceglie di ispirarsi alla contemporaneit . Un “reality” – realt – senza paura di commettere strafalcioni, sempre che il “moviolista” non abbia obiezioni naturalmente.

E per stare al passo con i tempi anche con gli strumenti interattivi, nel cd rom allegato si trova la flessione di tutti lemmi che permette di ripescare la parola di origine, ascoltare la pronuncia di termini stranieri entrati nell’uso comune divertendosi anche a cercare anagrammi, palindromi, bifronti e antipodi nella sezione “Giochi con le parole”. Prima che tutte le parole sopracitate finiscano nel dimenticatoio con buona pace di Umberto Eco e del suo nuovo libro.
Incuriositi? Un “cicinino”.

da www.repubblica.it – 18 settembre

Negli USA l’italiano è di moda

Da www.repubblica.it:

Oltre 60mila gli studenti di italiano. “America oggi” lancia il quotidiano in classe, e i ragazzi potranno costruire i loro giornali su “La Fragola”
Usa, lingua italiana superstar: “Fa concorrenza allo Spagnolo”
di DANIELE SEMERARO
ROMA – La famosa frase “Italiani: mafia, pizza e mandolino” (da pronunciare rigorosamente con accento newyorkese) con la quale spesso, all’estero, siamo simpaticamente apostrofati potrebbe presto sparire. Almeno dal pensiero comune degli statunitensi. Secondo i dati forniti dal consolato italiano a New York, infatti, sembra che negli ultimi anni ci sia stato un vero e proprio boom non solo verso la nostra cultura, la nostra storia, il nostro stile di vita. Ma anche verso la nostra lingua, che ha raggiunto vette decisamente inaspettate: si calcola, infatti, che l’Italiano, come lingua straniera studiata nei college e nelle high school, stia facendo concorrenza addirittura allo Spagnolo.

E “all’interno di questo trend positivo si colloca anche la decisione di distribuire ‘America Oggi’, il primo quotidiano in lingua italiana prodotto e stampato negli Stati Uniti – spiega il direttore Andrea Mantineo – a tutti gli studenti delle classi di scuola superiore che studiano l’Italiano”. In modo da creare, anche tramite internet, un ponte diretto con gli studenti del nostro Paese. Ma andiamo con ordine.

La diffusione dell’Italiano in Usa. L’interesse che ruota intorno alla nostra lingua negli Stati Uniti ha subito una crescita esponenziale, soprattutto negli ultimi cinque anni. L’Italiano, infatti, si sta espandendo non solo come lingua veicolare, ma anche in termini di qualità degli studi letterari. Secondo una recente stima, il numero dei ragazzi americani che studia la nostra lingua a scuola è cresciuto fino a superare quota sessantamila. Trentamila nei soli stati di New York e Connecticut. E in generale c’è da aggiungere che mostre, proiezioni di film e iniziative culturali, ospitati all’interno di grandi musei, biblioteche e centri studi italiani negli Stati Uniti sono sempre molto seguiti (per non dire gremiti) da parte del pubblico Usa.

L'”Ap”. Il vero salto in avanti, spiega Alfio Russo, capo dirigente scolastico presso il Consolato italiano di New York, è avvenuto “dal settembre scorso, da quando l’Italiano è passato da semplice lingua curriculare a vera e propria lingua straniera annoverata tra quelle che negli Usa contano” (Spagnolo, Francese, Latino). Tramite un accordo, infatti, l’Italiano è entrato a far parte delle lingue dell'”Ap”, l’Advanced Placement Program. Si tratta di un programma per cui gli studenti dell’ultimo anno del liceo che frequentano le classi di italiano, se si iscrivono all’università a una facoltà in cui la nostra lingua straniera è tra gli insegnamenti curriculari, possono ottenere dei forti sconti, sia in termini di carico di lavoro (si saltano i corsi elementari e si passa direttamente a quelli avanzati) che economici (si acquisiscono in partenza già 15 crediti – ogni credito, nel sistema universitario Usa, costa circa 1500 dollari). “E così per la prima volta – continua Alfio Russo – quest’anno si svolgerà l’esame italiano dell”Ap’, e nei prossimi anni prevediamo un’ulteriore notevole crescita della diffusione e dello studio della lingua italiana tra gli americani; anzi, molto probabilmente ci sarà un afflusso talmente alto di studenti che probabilmente gli insegnanti madrelingua non basteranno”.

La testimonianza di una professoressa. “I miei studenti di terzo livello (quello intermedio, ndr) studiano molto vocabolario e molta grammatica”, racconta Maria Beatrice Morgese, insegnante della North Rockland High School Annex di Thiells, un centro in provincia di New York. “Ovviamente in classe non parliamo solo di verbi e pronomi – continua – ma i miei ragazzi sono anche molto interessati alla cultura italiana, alla letteratura, al cinema. E la cosa entusiasmante è che la maggior parte di loro ha l’intenzione di continuare gli studi di italiano anche all’università”.
Usa, lingua italiana superstar
“Fa concorrenza allo Spagnolo”

“America Oggi” nelle scuole.America Oggi“, lo dicevamo, è il primo quotidiano in lingua italiana pubblicato negli Stati Uniti. Collegato con “Repubblica” (che infatti negli Usa viene distribuita insieme ad “America Oggi”), stampa 30-35mila copie. Dall’inizio di gennaio, in collaborazione con lo Iace (Italian American Committeee on Education), il quotidiano viene distribuito in circa settanta licei dove si studia l’Italiano. “Abbiamo fatto una grande indagine sulle high school dove s’insegna la nostra lingua – spiega il giornalista di “America Oggi” Domenico Delli Carpini – e abbiamo deciso di offrire gratuitamente il quotidiano in classe sia per promuovere il nostro idioma e la nostra cultura nelle scuole americane, soprattutto dove questa si studia in modo approfondito, ma anche per offrire un materiale di lavoro pratico agli insegnanti e agli studenti, che, oltre ad informarsi su tutto ciò che accade in Italia e nella comunità italoamericana, hanno anche l’opportunità di rielaborare gli articoli e cimentarsi nel giornalismo: abbiamo infatti suggerito agli insegnanti di segnalarci i loro studenti migliori; questi ultimi, se vorranno, potranno scrivere, a cadenza fissa, sulle pagine di America Oggi”.

Ma non è tutto: su “La Fragola” (il sito di Repubblica e Kataweb dove gli studenti di cinquemila scuole italiane costruiscono il proprio quotidiano online) apriremo una sezione italoamericana, in modo che i ragazzi statunitensi potranno pubblicare i loro lavori e dialogare con i coetanei nel nostro Paese.

L’italiano contemporaneo

Autore: Paolo D’Achille
Titolo: L’italiano contemporaneo
Editore: Il Mulino
Anno: 2003

Se a qualcuno fosse sfuggito, consigliamo di trovare una scusa e correre in libreria ad accaparrarsi L’italiano contemporaneo di Paolo D’Achille.
Un libro scritto bene, chiaro, interessante e a volte illuminante sulla nostra lingua in continua evoluzione.
Di seguito la scheda di presentazione dell’opera:

Il volume intende presentare l’italiano di oggi ai vari livelli di analisi linguistica, dalla fonetica e fonologia alla morfologia flessiva e lessicale, dalla sintassi al lessico (compreso il settore dell’onomastica, in genere trascurato nelle trattazioni generali). Sono affrontati tra l’altro alcuni aspetti di carattere variazionale particolarmente significativi, con capitoli dedicati al parlato, allo scritto, al trasmesso e approfondimenti sul linguaggio giovanile, sulle varietà regionali e sulla lingua dei semicolti. Per ogni livello di analisi linguistica sono messi in rilievo tanto gli aspetti strutturali quanto le “linee di tendenza”, vale a dire le possibili evoluzioni dell’attuale sistema.

Indice: Premessa. – I. La lingua italiana oggi. – II. Onomastica. – III. Lessico. – IV. Fonetica e fonologia. – V. Morfologia flessiva. – VI. Morfologia lessicale. – VII. Sintassi. – VIII. Le varietà parlate. – IX. Le varietà scritte. – X. Le varietà trasmesse. – Conclusioni. La città della lingua. – Bibliografia. – Indice analitico.

Paolo D’Achille è professore straordinario di Linguistica italiana nell’Università di Roma Tre. E’ autore tra l’altro del saggio “L’italiano dei semicolti” per la “Storia della lingua italiana” a cura di L. Serianni e P. Trifone (Einaudi, 1994), di “Sintassi del parlato e tradizione scritta della lingua italiana” (Bonacci, 1990) e di “Breve grammatica storica dell’italiano” (Carocci, 2001).

L’Europanto

Molti di voi sapranno dell’esistenza dell’ Esperanto: una lingua artificiale che sembrava destinata a diventare uno standard nelle comunicazioni internazionali. Per adesso, le previsioni dei suoi sostenitori non si sono avverate e l’ Esperanto è ancora una lingua sconosciuta.
Per questo un interprete e traduttore del Consiglio dei ministri dell’Unione europea, Diego Marani, ha cominciato a creare “per scherzo, per ridere tra colleghi”, oroscopi e ricette di cucina in una nuova lingua da lui inventata: l’Europanto, appunto.
Ben presto per Marani il gioco diventa impegnativo: un giornalista di Le Soir illustré gli offre una rubrica fissa settimanale: Der europanto brikopolitiek.
E l’Europanto cresce. Si articola su una piattaforma iniziale di basic english condita con tutte le possibili parole delle altre lingue europee, “quelle parole internazionali che ogni persona di media cultura possiede nel proprio vocabolario”, spiega Marani. Più ispano-italica, se a parlarla è un italiano, più germanica se a parlarla è un tedesco, ma, nello sostanza, uguale per tutti.
Il “gioco Europanto” ha fruttato a Marani una bella notorietà e a noi un piacevole divertimento linguistico.
Qui un’intervista del 1998 a Mariani da repubblica.it, mentre qui sotto pubblichiamo un divertente articolo uscito su Le Temps di Ginevra il 20 aprile 2000, naturalmente… in Europanto:

Forza Prodi

Herr Prodi habe tenfinally maked Europe united. Porqué inderfacts never Europe was so united in criticize und attaque someone.
Not even quando attaque Milosevic, Europa esse so united. Schade que Europe unite solo por slechte causes. Aber in diese Prodi denigratione exercice nomanno noticed eine fundamentale point.
In der veritas, esse nicht Europa qui criticize Prodi. Esse individuale countries, qui por medio van seine journals attaque der President des Commissione. Inderfacts, alles die governamentos qui want keine united Europe esse todag attaquante Herr Prodi.
Most dangerosemente, in Germania Angela Merkel, vanout seine flambingante neue CDU, (mit neue faces aber siempre die same secrete sponsores), proclame todag que wat count esse der Heimat, nicht der Europe, und exprime seine disappointement por brusselse sabotage van Haider. Decidemente, Frau Merkel mit Heimat habe eine controversiale approach: ella hadde zwei ten jahros ago und absolute wanted one.
As por Grosse Britannia, seine opportunisme esse so blatant que man necessite nicht de emphasize. Todagse britische press appear de esse mucho plus concerned mit weisse farmers expropriationes in Zimbabwe dann mit echte problemas van europese citizenos, toch op diese maniera showingante que neverdesminder Grosse Britannia mentalitate esse improvingante : yesterdag seine heart pulsed in America, todag el pulse in Africa : voilà eine signe que esse slowemente approachante Europe.
Franza tambien appear de minde plus seine business que anders. Since quando collapsed der francogermanische bond, ella praticate eine extrangera politica que man can resume mit tres litteras : ELF.
Por criticize Herr Prodi, man objecte tambien que no speak keine extrangeras linguas. Keine necessitas : italiano esse eine van officiale linguas des U.E. Der profunde veritas in alle diese affaire esse que keine europese governamento echtemente want Europe de gehe adelante und so sabotage Herr Prodi por diese reason. Herr Prodi shoudde ignore diese pressiones und ter contra make todo el noise que can make, shoute forte und denounce qui esse op der europese side und qui esse contra.
Und superalles, shoute in italiano, porqué quando necessite noise te make, italiano esse toch der beste lingua. After Europanto, obviosemente.

(articolo pubblicato il 20 aprile 2000 su ” Le Temps ” di Ginevra)